“C’e’ stato un diverbio fra quattro ragazzi e non 200. Non si e’ arrivati neanche ad uno scontro fisico. La Polizia che era dall’altra parte dell’autostrada ha suonato la sirena e tutto e’ finito. Gli amici di Gabriele si attardavano perche’ la macchina non partiva. Erano passati diversi minuti non c’era niente in quell’autogrill. L’agente era posizionato da qualche minuto, ha preso la mira e ha sparato. Se non voleva uccidere non so cosa volesse fare”. Lo ha detto Giorgio Sandri, padre di Gabriele,ospite di Sky Sport 24, a due anni dalla scomparsa del tifoso laziale, deceduto in un autogrill nei pressi di Arezzo, mentre si recava a Milano per assistere a Inter-Lazio. “Il processo d’appello sara’ a Firenze, ho speranze nella giustizia anche se la legge cammina parallela alla giustizia e qualche volta non si congiunge. Voglio giustizia per mio figlio e per la famiglia, ho ancora speranze. Oggi ricordando i due anni dalla tragedia in molte citta’ d’Italia ci sono manifestazioni per ricordare Gabriele e per chiedere giustizia – prosegue Giorgio Sandri ospite di Sky Sport 24 – voglio che sia chiaro cosa e’ successo, a qualcuno non e’ chiaro. Bisogna condannare chi si e’ reso protagonista di questa tragedia. Gabriele poteva essere chiunque di noi, una mamma, una nonna, un nipotino. Non c’era scritto sulla macchina che erano tifosi della Lazio. Tutti ci si e’ immedesimati in quanto e’ accaduto. Per questo Gabriele viene ricordato ovunque e non solo negli stadi”.![]()

